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Penale, Responsabilità extra-contrattuale 11/09/2013 16:13:41

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.16237 del 9 aprile 2013, ha affermato che il sanitario potrà avvalersi del nuovo e più favorevole parametro di valutazione della propria condotta professionale, introdotto dalla legge Balduzzi, solo se si è attenuto a direttive solidamente fondate e riconosciute dalla comunità scientifica. 

 


Responsabilità sanitaria in ambito penale: La buona prassi e le linee guida servono a tutelare gli esercenti la professione medica

La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la sentenza n.16237 del 9 aprile 2013, si è occupata in maniera approfondita delle conseguenze dell'articolo 3 della Legge 8 novembre 2012, n. 189, con il quale si è esclusa la colpa lieve del sanitario in ambito penale nel caso in cui l’operatore si sia attenuto alle linee guida ed alle buone pratiche terapeutiche.

Con tale innovazione legislativa viene infatti operata una parziale abolizione della fattispecie di omicidio colposo e delle lesioni personali colpose derivanti da responsabilità medica.

La Suprema Corte ha infatti osservato che la norma ha dato luogo ad una "abolitio criminis" parziale degli artt. 589 e 590 cod. pen, avendo ristretto l'area dei comportamenti penalmente rilevanti

Il sanitario potrà così avvalersi di un nuovo e più favorevole parametro di valutazione della propria condotta professionale solo se si è attenuto a direttive solidamente fondate e riconosciute dalla comunità scientifica.

Da notare che il pedissequo rispetto delle linee guida, da solo, non potrà automaticamente escludere la colpa penale del sanitario; infatti, la Corte premura di precisare che “le linee guida, a differenza dei protocolli e delle cheek list, non indicano una analitica, automatica successione di adempimenti, ma propongono solo direttive generali, istruzioni di massima, orientamenti. Esse, dunque, vanno in concreto applicate senza automatismi, ma rapportandole alle peculiari specificità di ciascun caso clinico.

Potrà ben accadere, dunque, che il professionista debba modellare le direttive, adattandole alle contingenze che momento per momento gli si prospettano nel corso dello sviluppo della patologia e che, in alcuni casi, si trovi a dovervi addirittura derogare radicalmente. Il legislatore ha evidentemente tenuto conto di tale situazione, disciplinando l'evenienza di un terapeuta rispettoso delle "istruzioni per l'uso" e tuttavia in colpa”.

Il parziale effetto abrogativo della norma penale statuito dalla legge Balduzzi determina l’efficacia retroattiva di tale innovazione ai sensi e per gli effetti dell’art 2, comma II, Codice Penale: “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali”.

Da ciò discende che pure le condotte dei sanitari già giudicati dovranno essere rivalutate alla luce delle nuove indicazioni.

La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la sentenza n.16237 del 9 aprile 2013, si è occupata in maniera approfondita delle conseguenze dell'articolo 3 della Legge 8 novembre 2012, n. 189, con il quale si è esclusa la colpa lieve del sanitario in ambito penale nel caso in cui l’operatore si sia attenuto alle linee guida ed alle buone pratiche terapeutiche.

Con tale innovazione legislativa viene infatti operata una parziale abolizione della fattispecie di omicidio colposo e delle lesioni personali colpose derivanti da responsabilità medica.

La Suprema Corte ha infatti osservato che la norma ha dato luogo ad una "abolitio criminis" parziale degli artt. 589 e 590 cod. pen, avendo ristretto l'area dei comportamenti penalmente rilevanti

Il sanitario potrà così avvalersi di un nuovo e più favorevole parametro di valutazione della propria condotta professionale solo se si è attenuto a direttive solidamente fondate e riconosciute dalla comunità scientifica.

Da notare che il pedissequo rispetto delle linee guida, da solo, non potrà automaticamente escludere la colpa penale del sanitario; infatti, la Corte premura di precisare che “le linee guida, a differenza dei protocolli e delle cheek list, non indicano una analitica, automatica successione di adempimenti, ma propongono solo direttive generali, istruzioni di massima, orientamenti. Esse, dunque, vanno in concreto applicate senza automatismi, ma rapportandole alle peculiari specificità di ciascun caso clinico.

Potrà ben accadere, dunque, che il professionista debba modellare le direttive, adattandole alle contingenze che momento per momento gli si prospettano nel corso dello sviluppo della patologia e che, in alcuni casi, si trovi a dovervi addirittura derogare radicalmente. Il legislatore ha evidentemente tenuto conto di tale situazione, disciplinando l'evenienza di un terapeuta rispettoso delle "istruzioni per l'uso" e tuttavia in colpa”.

Il parziale effetto abrogativo della norma penale statuito dalla legge Balduzzi determina l’efficacia retroattiva di tale innovazione ai sensi e per gli effetti dell’art 2, comma II, Codice Penale: “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali”.

Da ciò discende che pure le condotte dei sanitari già giudicati dovranno essere rivalutate alla luce delle nuove indicazioni.

GIORGIO PRITELLI - STEFANO PRITELLI - LUCA LASCIALFARI
AVVOCATI IN LIVORNO